Potremmo sicuramente considerare i cantautori (emergenti e non) come “poeti moderni”, potremmo sicuramente considerare l’arte di scrivere canzoni come una grande licenza poetica. Aprire i cassetti privati delle persone è diventata di gran lunga la mia passione, sarò che sono un curioso, un malato di curiosità aggiungerei.

Simone Spirito attraverso  il suo primo album “Eppur Simone” (Polosud Records) confessa ai microfoni di questa strana Radio di squinternati, quanto la musica abbia fatto da supporto ad altre attitudini, probabilmente meno musicali. Simone infatti dopo tanta strada fatta nel teatro e dopo essersi affiancato a nomi blasonatissimi dello spettacolo come Massimo Ranieri e Rocco Papaleo (pare che proprio quest’ultimo l’abbia spinto  verso la musica e il cantautorato), approda in una seconda fase artistica alla musica e al canto, studiando anche se non esageratamente (dichiara lui stesso).

Percepisco, anche grazie alla sua esibizione live in cabina, quanto in realtà la sua vera dote sia lo scrivere e l’intrattenimento in genere. Simone a mio avviso è una sorta di “animale” (scusatemi il nome violento, ma talvolta è di moda la non-convenzionalità) da palco, da club, da locale. Un ragazzo che sarebbe capace di cantare, esibirsi e parlare per ore, perchè gradisce ed è appagato dall’interloquire, dallo scambio con il pubblico o con chi è di fronte. Non ha paura delle domande spinose e  mi racconta senza problemi di come la figura del cantautore ti porti eventualmente anche a rimorchiare, e in slang napoletano, ricordando un aneddoto con una ragazza ad un concerto, mi dice sornione ” ce l’ha voluto”.

Un disco da ascoltare e leggere tra le righe il suo.  Una buona dichiarazione di vita e voglia di vivere.

Grazie Simone.

Di seguito il podcast dell’intervento con Simone Spirito: