L’ultimo lavoro di Max Deste, ispirato dalla pratica della meditazione, è dedicato a Chögyam Trungpa Rinpoché, uno dei più celebri lama tibetani, fuggito avventurosamente dalla sua terra natale durante l’occupazione cinese nel 1959, che ha adattato i preziosi insegnamenti della sua cultura a quella occidentale, dando vita al lignaggio Shambhala, di cui l’autore è membro, oltre che direttore di un centro molto attivo nella Svizzera italiana.

In questo concept album sulla condizione di crisi antropologica dell’uomo contemporaneo, in cui vengono cristallizzati dieci momenti della sua quotidianità, Max prende in esame la realtà per come essa si presenta ad una mente che per qualche attimo è sveglia, vale a dire pienamente presente e consapevole, non distratta da pensieri, ricordi e sentimenti negativi. In questi stati di “illuminazione”, seppure discontinui e di brevissima durata, il praticante intuisce la natura impermanente, illusoria e ciclica della vita, sperimentando l’emergere di uno stato di gioia primordiale, incondizionato, duraturo.

L’approccio meditativo del “toccare e lasciare andare” permette poi di scandagliare più in profondità sia le relazioni interpersonali che vanno dagli slanci romantici alle chiusure a riccio, sia la sfera più intima della persona, caratterizzata da emozioni che spesso ci avvelenano, non permettendoci di vivere in modo sereno. In questo personale manifesto per il nuovo millennio, il cui titolo “Ok silenzio” si configura come una sorta di mantra/password per accedere ad uno stato di benessere (inteso come assenza di sofferenza), l’artista denuncia quindi le logiche del consumismo compulsivo e del costante intrattenimento virtuale, alimentate da algoritmi sempre più potenti e invadenti.

Difatti, ogni giorno non solo corriamo assorbiti dalle nostre responsabilità sempre più incalzanti, ma ci vediamo anche sommersi da milioni di input ai quali non sappiamo più rispondere se non in modo superficiale, cerebrale, nevrotico. La frenesia e le distrazioni tendono dunque ad intrappolarci in un labirinto dal quale l’unico modo per uscirne e ritrovare una dimensione più umana è quello di rallentare e coltivare di nuovo il proprio cuore.

L’autore propone, nel susseguirsi delle canzoni, due possibili scenari per non diventare schiavi del materialismo e delle distrazioni che ci rendono analfabeti emozionali: il primo è quella di provare a fermarsi, ascoltare il proprio corpo e meditare, instaurando un legame di amicizia con sé stessi, apprezzandoci per quello che siamo. Il secondo è quello di amare il prossimo senza riserve, uscendo fuori dal proprio bozzolo che attutisce le nostre percezioni creando cortocircuiti mentali.

Sul piano musicale, infine, la generale impostazione elettropop d’autore risulta sapientemente contaminata da venature dance, folk, rock, funk e gipsy, in un costante dialogo tra brillanti chitarre e sintetizzatori analogici, che accentuano le molteplici atmosfere evocate dai testi.

“Se vivessimo il quotidiano con meno distrazioni e più presenza mentale nelle cose che facciamo, e più consapevolezza nei confronti di tutto ciò che ci ruota attorno, la nostra esistenza risulterebbe certamente più piena, serena e amorevole”, secondo le parole di Max Deste.