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Questa volta, sempre nella splendida Firenze, ci ritroviamo nel Museo Mediceo di Palazzo Medici Riccardi e nel cortile del Michelozzo, in cui è ospitata una mostra inerente alla ‘’street art’’, dalle sue origini ai suoi sviluppi.

Un insieme di opere che catapulta l’osservatore nella New York dei primi anni ’80, cuore del graffitismo, dello skateboarding, del rap e della break dance, in cui si conosce e si forma l’insolita coppia Buggiani – Haring, creando una miscela tra ‘’vita urbana’’ ed ‘’arte’’.

Nella cornice di Palazzo Medici Riccardi vediamo il sovrapporsi di caratteri dalle linee diverse: i linguaggi del passato, del nostro Rinascimento, che hanno dettato linee di sviluppo del pensiero e dell’arte, con quelli del presente. Tutto ciò è possibile notarlo in due sculture di grande potenza scenica all’ingresso (IMMAGINE 1): una barca e un’automobile, entrambe in lamiera ritagliata e modellata, due capolavori colorati, parcheggiati nel cuore del Rinascimento fiorentino.

Con questa mostra, l’obiettivo è quello di analizzare un movimento creatosi spontaneamente, che da tanti anni anima pareti, strade, edifici e superfici di ogni tipo, in cui vengono espressi in maniera talvolta personale, talvolta estrosa, i codici della visione di ogni artista.

Nato nel 1933, Paolo Buggiani è un artista di origine toscana, ma che ha sempre diviso la sua vita tra l’Italia e l’America, in cui creava e sperimentava tecniche insolite: le sue, sono creazioni di straordinaria bellezza, come possiamo notare nell’opera ‘’Amanti a New York’’ (IMMAGINE2): qui, l’osservatore è colpito dalla tenerezza delle nudità di un uomo e di una donna che si amano, uno sfiorarsi di corpi sullo sfondo caotico e grigio della Grande Mela, a cui fanno contrasto le linee vivaci di colore sulle figure e che, nel contorno, vanno a creare dei bellissimi fiori; una tecnica particolare, in quanto le linee colorate non sono impresse direttamente sulla tela, ma su un ulteriore vetro che sovrasta quest’ultima. Siamo in presenza, quindi, di una ‘’pittura tridimensionale’’, come si può ben notare anche nell’ IMMAGINE 3. 

Buggiani ed i suoi amici usavano la metropoli di New York come un museo a cielo aperto, tutto da inventare. Tra quei giovani, ve ne era uno che sarebbe diventato una leggenda dell’arte contemporanea: il suo nome era Keith Haring. Keith era un personaggio particolarissimo, un ragazzino che sgattaiolava tra le metropolitane americane disegnando con gessetti sulle affissioni nere che venivano utilizzate per coprire le pubblicità scadute (IMMAGINE 4 e IMMAGINE 5). 

Il suo modo di agire era rapido, non curante delle condizioni, poteva farlo sotto gli occhi dei passanti o anche sgattaiolando come un piccolo folletto (così veniva spesso definito) sotto l’occhio rigido delle forze dell’ordine. La mostra, ci presenta oltre 20 opere originali di quei giorni magici, salvate dalla probabile distruzione e conservate da Paolo Buggiani, il primo ad intuire la potenza del potenziale di quel folletto geniale (IMMAGINE 6 e IMMAGINE 7). A riprova della loro amicizia, un prezioso disegno di Haring, qui esposto, ci mostra un uomo con le ali e una dedica: ‘’For Paolo’’ (IMMAGINE 8).

Si potrebbe normalmente pensare che sia inusuale vedere la street art in un museo, ma siccome l’arte è tante cose (e per me non ha una vera e propria definizione), non può essere concepita per stare soltanto nei musei, sarebbe come tenere un leone in gabbia. L’arte è bella e grande: ha un grande potere, il potere della condivisione e del messaggio. Gli osservatori percepiscono cose diverse, ma è giusto che tutti possano apprezzarle e captarle a pieno, in qualsiasi modo ed in qualsiasi luogo.

Marilena Zottoli