Ne ha fatta di strada, il Reggae. Una strada asfaltata un po’ per caso, un po’ per gioco. Siamo in Jamaica, nel 1960: l’America si gode il Rock n’ Roll e in Europa si piantano i primi semi della Musica Elettronica mentre la musica di consumo asciuga il sudore delle fatiche del secondo dopoguerra.  La dipendenza nei confronti della Federazione delle Indie Occcidentali sta per finire. Se il Potere parla con uno spiccato accento British, la Musica urla l’altra declinazione dell’Alleanza: le frequenze radio delle stazioni di New Orleans si fanno sempre più potenti e l’R’n B travolge gli abitanti delle Grandi Antille. Nasce lo Ska, si inizia a ballare. Si balla con forza ed energia e l’uomo bianco inglese, mostrando la solita invidia verso fisicità e senso del ritmo afroamericani, etichetterà il fenomeno con un termine dispregiativo: reggae. Quasi 60 anni dopo, questo insulto verrà inserito dall’Unesco nella lista dei Patrimoni immateriali dell’umanità.



“Genere musicale di gruppi marginalizzati della città di Kingston in Giamaica. Il suo contributo al discorso internazionale sulle problematiche della giustizia, della resistenza, dell’amore dell’umanità, sottolinea la dinamica dell’elemento come cerebrale, socio-politico, sensuale e spirituale”

Ascolta la settima puntata di Klank per ripercorrere questa lungo e affascinante viaggio a tinte arcobaleno.