“Parola chiave: evoluzione. Non mi piace ripetermi due volte, fare la stessa cosa mi sembra inutile e sciocco”

È l’ora dell’aperitivo presso lo Studio XXXV di Cava De’ Tirreni. Siamo in compagnia di Alberto Stylòo, che con queste parole inaugura l’appuntamento live che di lì a poco lo vedrà protagonista. Parole che rispondevano in modo conciso, ma esaustivo, alla nostra domanda circa la sua spiazzante biografia musicale.

Ci troviamo alla presentazione di RANK, un disco in cui è il complesso dialogo tra suono elettronico e strumenti acustici a far da padrone. Eppure sono stati i tempi d’oro della italo-dance la fucina di formazione di Alberto Stylòo: quando new wave, synth-pop ed elettronica si mescolarono con la dance, generando quella valanga di successi ballati in tutto il mondo alla fine degli anni ’80.

Grazie alla collaborazione di Roberto Turatti (ex-batterista dei Decibel di Enrico Ruggeri) e Micky Chieregato (Radio 105) i brani “Pretty Face” e “Miss You” firmate Stylòo raggiunsero le classifiche, venendo pubblicate in oltre venti nazioni, dagli U.S.A. al Giappone, conservando ancora oggi il fregio di hit dance.

Il nuovo millennio portò una ventata di novità anche nella creatività di Alberto, che decise di tornare sui passi dei suoi esordi nei dintorni della new wave. Soddisfatto del cambiamento, Stylòo pubblicò il suo primo album da solista lontano dal mondo della dance: “Infective”. Il progetto intrigò altri professionisti del settore, attirando la collaborazione di Luca Urbani (Soerba), Andy (Bluvertigo) Davide Cappelletti/Hellzapop (Cumino).

Nel 2013 avviene un’altra svolta per Alberto Stylòo: interessato al concetto della musica libera da doveri (duty free music) di Wayne Shorter dei Weather Report, l’artista vira verso la musica ambient e new age pubblicando l’album “Peach”, frutto di questo mutamento negli intenti.

Seguendo questa filosofia, 5 anni dopo pubblica Rank. Sulla scia di “Peach”, è l’estremo Oriente a dettare tempi, ritmi e atmosfere: Rank narra idealmente le gesta di un samurai alla ricerca della perfezione. L’album, intriso di simbolismi e filosofie, è composto da 9 tracce in cui l’anima elettronica di Stylòo si fonde perfettamente con il suo gusto di stampo acustico..Il disco è stato anticipato da un singolo: “Skin”. Ed è proprio con la proiezione dell’annesso videoclip che la serata targata XXXV entra nel vivo. Il video, diretto da  Luigi Marmo, affronta con tenacia le intemperie della vita.

Gli applausi dei presenti accompagnano il cambio della scena: il suono fissato lascia lo spazio all’esecuzione dal vivo.

“Peach” fu presentato dal vivo la prima volta con due pianoforti: uno suonato da Styloo, l’altro da Mauro Sabbione (Litfiba, Matia Bazar). Un buon motivo per aspettarsi qualcosa di completamente diverso, in linea con lo spirito dell’autore.

Inizia lo spettacolo. “Emperor’s secret garden” rompe il ghiaccio, quasi a sancire ulteriormente il filo conduttore che lega le ultime due uscite discografiche di Stylòo. Un brano strumentale, in cui il tema principale ritorna costantemente e si sviluppa strizzando l’occhio al minimalismo e alle classiche melodie pentatoniche tipiche Sol Levante. Le atmosfere sono rarefatte, le armonie accomodanti: l’elettronica beat oriented e l’italo disco sembrano solo un lontano ricordo.

Gli applausi accompagnano l’entrata in scena di Alessandro de Marino, storico componente de “Il Pozzo di San Patrizio”, che accompagnerà Stylòo nell’esecuzione di tutti gli altri brani. A proposito di ospiti e collaborazioni, RANK ha visto la presenza di Andrea Jim Ravasio (alla chitarra lead e al basso), Stefano Della Giustina al sax (magistrale in “Nothing Can Change”), Luca Urbani e Pedro Fiamingo (entrambi alle chitarre ritmiche), e il cantautore italo-giapponese Masatomo Ueda, in una parte recitata nella lingua madre.

Anche il secondo brano, “Black Crystal Lotus”, rientra nella scaletta di Peach. Alberto sembra rispondere ai temi presentati durante il primo pezzo, per poi chiuderli e dare così un epilogo ad una storia divisa in due episodi. La massa sonora si fa più complessa ed articolata. Il flauto per De Marino è soltanto un interfaccia tra lui ed il suono elettronico: attraverso un controller MIDI breath controller, infatti, il respiro viene convertito in impulsi per generare e controllare suoni dal computer. Una soluzione che non siamo abituati a vedere, da queste parti. Sembra un’ulteriore sottolineatura al respiro internazionale del lavoro di Stylòo, pienamente in linea con alcune tendenze contemporanee. De Marino, dunque, spazia tra linee melodiche e tessiture taglienti, apparendo e scomparendo nel flusso sonoro. Questo flusso viene interrotto per una breve presentazione dell’ultimo brano: Nothing Can Change. Il brano, infatti, è dedicato ad un amico e collega di Stylòo, scomparso dopo una lunga malattia. L’intensità sale, le armonie si complicano, i suoni si incontrano e si scontrano continuamente, creando un’atmosfera potente, ma pronta ad esaltare il testo.

Parola chiave: evoluzione. Le premesse si confermano. La percezione e la consapevolezza del Tempo di Stylòo sono radicalmente cambiate. Le griglia dei sequencer, pronti ad ingabbiare il flusso temporale per inseguire i ritmi martellanti dei nostri tempi, hanno definitivamente lasciato il posto ad un orizzonte in cui ritrovarsi. O perdersi.

“C’è molto spazio per i sogni e per la musica sulla via della seta.”

14 giugno 2018

 

Davide Palmentiero
© Foto Domenico Ingenito
Inviati Radio Booonzo KLANK – D. Palmentiero, D. Ingenito, A. Cerino

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