Ho sempre considerato Disorder un complesso di cose indipendenti, in una realtà parallela e sconsiderata. Mi rendo conto che talvolta io usi eccessivamente il termine “sconsiderato”, ma è proprio questo che a mio avviso riesce a definire meglio Disorder, irripetibile ed unico nel suo genere.  Una realtà che poco segue le leggi del mercato discografico e sicuramente poco se ne importa se molti o pochi impazziti fans accoreranno nel fantastico scenario di Arena Sant’Antonio ad Eboli (bella ed irripetibile anche questa) dal 19 al 25 agosto con la t shirt dell’ultimo blasonatissimo artista indie del momento. Disorder è altro, Disorder è fottersene. E poco importerà se un giorno, fuori dal tutto, sia costretto a chiudere e a non ripetersi, perché lo ricorderemo così, come il festival della musica e dell’arte indipendente che se n’è fottuto. Noi d’altro canto ci auguriamo che questo non accada, che questo festival rimanga in piedi nonostante pretenda a muso d’uro di camminare da solo. Perdonate il preambolo, ma ho un favoloso panorama cilentano dinanzi a me stamane e non voglio perdere l’occasione di dover affrontare e interpretare le cose senza peli sulla lingua.

Vengo al dunque. In occasione della IX edizione di Disorder  il tema è Origini, consequenziale del termine latino “Origo”, il centro deittico, il baricentro di chi guarda, l’osservatorio. Proprio poiché connesso allo sguardo degli interattanti, è molteplice tanto quanto lo sono i partecipanti alla conversazione – e tutti quelli sottesi, che evochiamo fantasmaticamente.”  Un topos che lascia intendere ci sia in ogni caso ricerca, che non nulla è volutamente a caso e che con lo stesso sguardo introspettivo attraverso il quale l’associazione Macrostudio ( associazione organizzatrice del Festival) ha deciso di interpretare la vita e l’organizzazione societaria, nello stesso modo ha deciso di predisporsi nei confronti della propria creatura.

Sette giorni che svilupperanno tra Arena e Altrarea una lineup, mi ripeto, che non ha nulla a che fare con le leggi di mercato. Nulla qui è palesemente mainstream. Fatta eccezione, forse, per Giovanni Truppi (probabilmente la vera headliner di questa edizione), che dal marzo 2019, data di uscita del suo ultimo album Poesia e Civiltà  con la Virgin Records, – e beh su qualcosa dovranno pur cedere! -, ha collezionato non pochi live in giro per lo stivale. Il cantautore napoletano  sarà di scena a Disorder il 22 agosto, ed ha la funzione di artista calamita, con l’intento di attrarre il pubblico a dare un’occhiata al resto dello spettacolo. A maggior ragione per chi deciderà di campeggiare (alternativa possibile e fruibile da molti anni), per l’intera durata del Festival nell’area predisposta sottostante il complesso di Sant’Antonio.

Degni di nota sono invece i Fluxus, in scena all’Arena sul palco centrale venerdì il 23 agosto. La folle formazione torinese, dopo aver concepito il nuovo album Non si sa dove mettersi, interamente prodotto in crowfunding, riappare sulla scena dopo quindici anni di beato silenzio con una data unica in Campania. – Strizzate l’occhio Booonzi, potrebbero essere loro il vero ingrediente underground di questa IX edizione -.

Comaneci ad apertura e Blindur a chiusura di Disorder sono tasselli altrettanto gradevoli di una lineup che abbonda di nomi che emergono o (mi ripeto di nuovo) se ne “fottono” di emergere.

Scelta conscia la mia di non voler menzionare tutte le miriadi di dinamiche belle o meno belle che si disarticoleranno durante questi sette giorni nel centro storico ebolitano. Vorrei per tanto destare in voi l’interesse di visitare il loro sito (www.macrostudio.org) e i loro social prima (fb – ig) e poi di vivere questa piccola, delicata e SCONSIDERATA creatura poi.