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Quest’anno il tema della quarantasettesima edizione del Giffoni Film Festival è “Into the Magic” e possiamo dire che per i fan di una delle serie tv più incisive e seguite di tutti i tempi, “Game of Thrones”, la magia sia divenuta realtà, all’interno della Cittadella.kit 1
L’ospite internazionale di mercoledì 19 luglio, infatti, è stato il fu Lord Comandante, adesso Re del Nord, Kit Harington, meglio conosciuto come Jon Snow.
Acclamato con i più noti epiteti e al suono della nota sigla, l’attore è stato accolto da una gremita Sala Sordi per il “Meet the stars”, durante il quale è stato intervistato da reporter e fan; devo dire che bisogna riconoscergli una certa affabilità per essere riuscito a destreggiarsi indifferentemente tra dichiarazioni d’amore platonico “maccaroniche”, quesiti triti e ritriti ed altri ben centrati.

Quel che s’evince, di lui, è la semplicità con la quale s’approccia alla sua popolarità, che gestisce con ritrosia, quasi da dietro le quinte. Eppure non è immune a quell’ inevitabile dualismo, tipico di coloro i quali si ritrovano a interpretare personaggi in voga, di venire considerato per quello che si è sullo schermo e non in quanto uomo comune. Harington ironizza su tutto questo, dichiarando di aver addirittura pensato di cambiare il suo nome in “Jon Snow”.

Ma come è nata la sua passione? Pare che abbia deciso di tentare la strada della recitazione assistendo all’esibizione teatrale, nell’Amleto, di Ben Whishaw; citando anche Leonardo Di Caprio ed Edward Norton, come suoi punti di riferimento, s’evince una certa visione cinematografica “svecchiata”, ma non per questo priva di qualità.kit 4
E se questa strada non si fosse rivelata giusta? Harington afferma di aver sempre amato scrivere, cosa che fa tuttora e alla quale non intende rinunciare; in passato avrebbe inseguito una carriera giornalistica, ma oggi, invece, potremmo aspettarci qualcosa di più attinente ai suoi ruoli, come una sceneggiatura?

Per quanto riguarda la cinematografia italiana, è da apprezzare la sua onestà nel dichiararsene ignorante – seppur sembri voler recuperare – asserendo comunque di aver adorato (inevitabilmente) il pluripremiato “Ladri di Biciclette” di Vittorio De Sica e di stimare, tra i nostri registi contemporanei, Matteo Garrone.

Harington ha potuto parlare anche di “La mia vita con John F. Donovan”, l’attesissimo prossimo film di Xavier Dolan (Mummy; È solo la fine del mondo) dove interpreta il protagonista, affiancato da un cast stellare (Natalie Portman, Kathy Bates, Jessica Chastain). Come per ogni ruolo, ha potuto constatarne affinità e difficoltà – se da un lato, infatti, si rispecchia nell’immagine dell’aspirante attore, dall’altra impatta inevitabilmente con la differente preferenza sessuale – e la sua sfida più grande è risultata essere proprio conciliare tutto ciò.
Qualcuno, in merito, ha anche maliziato su una sua possibile candidatura all’Oscar; non ci resta che attendere, per valutarla realisticamente con cognizione di causa.

Ovviamente non sono mancati alcuni quesiti e tematiche, più o meno rilevanti, riguardanti la serie “Game of Thrones”: si è parlato dell’evoluzione del ruolo di Jon Snow nel corso delle stagioni – “Gli capita, ma non è lui a volerlo” afferma, non nascondendo una certa ammirazione per questo suo disinteresse per il potere – la linea cruda e violenta della serie – “Nell’arte è importante andare oltre le barriere, per superarle e provocare una rivoluzione, tanto sul piccolo, quanto sul grande schermo” – il bullismo – riferito alle vessazioni alle quali è esposto il personaggio di Sam e che gli consentono di ergersi a paladino dei più deboli – e le scene più difficili e divertenti che si è trovato a dover affrontare e che coinvolgono Rose Leslie, sua compagna dentro e fuori dal set.
Pare inoltre che Harington tifi per Tyrion Lannister, come re di Westeros; ho già detto quanto apprezzi l’onestà di quest’uomo, vero?

Tra il serio e il faceto, l’attore ha potuto anche inoltrarsi in una tematica piuttosto contorta, quale quella dei modelli fisici imposti dalla società e verso i quali s’è mostrato piuttosto indignato, ritenendo questa tendenza – l’emulazione incontrollata – di cattivo gusto.
Sulle copertine, comunque, lui ci finisce lo stesso, nonostante gli sembri di “vendere l’anima al diavolo”; eppure a Napoli – dove s’è recato per prendere parte allo spot di D&G – afferma di non aver provato nulla di tutto questo. Ha quindi esaltato la calorosa accoglienza partenopea, lodandone le qualità un po’ stereotipate, ma in ogni caso fregio d’orgoglio.

Indubbiamente, al di là dei suoi meriti o demeriti, Kit Harington ha conquistato la Cittadella.
E per questo credo che possa essere dichiarato, per quest’anno, il “King of the Nuts” – no?